giovedì 14 agosto 2008
Andrea Rossi, dalla Prefazione a "Hooligans e ultras" di Davide Lava
Esiste un modo d’essere tifoso puramente emotivo, antecedente a ogni fenomeno ultrà e costruito sul ricordo. Il ricordo si snoda nella storia di vita e costruisce, dà senso alla stessa. La storia di vita, infatti, lungi dall’esaurirsi nel loro insieme, è l’organizzazione dei ricordi sotto forma di narrazione, un’organizzazione né logica, né cronologica, che si dipana attraverso una temporalità disarticolata e procede per pause, dimenticanze, omissioni ecc.[1] Padovani sostiene per l’appunto che ogni biografia è ben più di un mero racconto orale, riflettendo i cambiamenti sociali e culturali che avvengono tra un periodo e un altro e contenendo parimenti preziose informazioni su una determinata epoca storica[2].
Come in un mosaico, i ricordi sono singoli tasselli che, uniti agli altri alla rinfusa, senza una logica coerente, danno forma a ciò diventa persona-soggetto. Essi presiedono all’organizzazione spazio-temporale, fissando le coordinate storiche dell’esistenza individuale e raccordandole con quelle sociali. Trascendendo dalla loro mera soggettività, si fanno memoria collettiva, oggettivandosi.
Come riferisce un tifoso: “La mia infanzia è caratterizzata da due ineludibili ricordi: il rapimento Moro e il “derby” tra Maceratese e Civitanovese del 1981. Di quella giornata io ricordo tutto: la mancanza di appetito per l’emozione, l’ansia di mia mamma per gli inevitabili incidenti, il tragitto verso lo stadio, il grande traffico, la macchina lasciata incredibilmente lontano, ma soprattutto la folla, l’incredibile quantità di gente che riempiva lo stadio in ogni ordine di posti. La mia malattia per il calcio non è mai passata, così ho avuto modo di assistere a molte partite di altissimo livello, mondiali compresi, eppure ancora oggi nel mio immaginario l’idea di stadio affollato mi riporta a quel 1981 e a quella partita. Nel mio cervello un grande stadio non è S. Siro o l’Olimpico di Roma, ma l’Helvia Recina di Macerata, con i suoi soli 11.000 paganti”[4].
[1] Cfr. G. Padovani, Un certo sguardo. Introduzione all’etnografia sociale, in E. Galli - G. Padovani, La memoria degli anziani ticinesi alla fine del millennio, Edizioni Grafiche Salvioni, Lugano, 2000.
[2] Ibidem.
[3] Cfr. P. Jedlowski, Il sapere dell’esperienza, Il Saggiatore, Milano, 1994, pag. 83.
[4] Testimonianza di Luca Froldi, tifoso della Maceratese.